Ultima modifica: 8 gennaio 2017
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Tutela della maternità

  1. Informativa ex D.Lgs.151/01 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita’ e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53).

La lavoratrice, per poter accedere ai diritti stabiliti dalla legge, deve segnalare al datore di lavoro la propria condizione. Il datore di lavoro, venuto a conoscenza dello stato di gravidanza, allontana immediatamente la dipendente da una eventuale situazione di rischio, esonerandola da lavori a rischio, ovvero provvedendo ad assegnarla ad altra mansione compatibile.
Le lavoratrici in stato di gravidanza che svolgono lavori “pericolosi, faticosi e insalubri”, così come identificati dal D.Lgs. 151/01, sono per definizione temporaneamente non idonee a svolgere quelle lavorazioni.
Spetta al datore di lavoro, nella valutazione dei rischi effettuata ai sensi dell’art. 4 del D.Lgs. 626/94, considerare anche quelli per la salute e la sicurezza delle lavoratrici in gravidanza o in allattamento, definendo le condizioni di lavoro non compatibili e le misure di prevenzione e protezione che intende adottare a tutela delle lavoratrici madri, dandone comunicazione alle dipendenti e al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.
Situazioni che motivano l’astensione anticipata dal lavoro (elenco non esaustivo):

  • postazione eretta: per più di metà dell’orario di lavoro;
  • spostamento e sollevamento carichi: se movimentati non occasionalmente carichi superiori ai 5 kg;
  • genti biologici: l’agente biologico che comporta un elevato rischio di contagio nelle comunità, soprattutto nella fascia di età 0-3 anni, è il citomegalovirus, per il quale non esiste sicura copertura immunitaria; la trasmissione avviene attraverso urine e saliva. Il virus della rosolia, data la copertura vaccinale generalizzata dei bambini, non rappresenta un rischio, mentre il virus della varicella costituisce rischio (nelle prime 20 settimane di gestazione) se la lavoratrice non ha copertura immunitaria;
  • traumatismi: limitatamente all’assistenza di disabili psichiatrici;
  • utilizzo professionale di mezzi di trasporto: in tutte le situazioni in cui la guida su auto rientra tra le attività proprie della mansione e impegna la lavoratrice per una significativa quota dell’orario di lavoro;
  • rumore: se Lep uguale o superiore a 80 dB(A) (studi sperimentali ed epidemiologici consigliano di evitare esposizioni a livelli superiori);
  • esposizione a sostanze chimiche: solo in caso il rischio comporti la sorveglianza sanitaria (superiore a “rischio moderato”);
  • esposizione a VDT: il Decreto “Linee guida d’uso dei videoterminali” del 2/10/00 del Ministero del lavoro prevede modifiche delle condizioni e dell’orario di lavoro in relazione alle “variazioni posturali legate alla gravidanza che potrebbe favorire l’insorgenza di disturbi dorso lombari”.

Situazioni che motivano l’astensione dal lavoro per l’allattamento:

  • spostamento e sollevamento carichi: qualora sia prevista la sorveglianza sanitaria;
  • traumatismi: limitatamente all’assistenza di disabili psichiatrici.

Di seguito vengono indicati, a titolo indicativo, per ogni profilo professionale e grado di scuola, i fattori di rischio o le operazioni a rischio, che non sono compatibili con lo stato di gravidanza.

Attività e fattori di rischio incompatibili con lo stato di gravidanza
NIDO SCUOLA DELL’INFANZIA PRIMARIA SECONDARIA DI 1° GRADO SECONDARIA DI 2° GRADO
educatrici
rischio infettivo
(citomegalovirus)
sollevamento carichi > 5 kg
stazione eretta
insegnanti
3-4 anni
sollevamento carichi
stazione eretta o posture incongrue
rischio infettivo (varicella se mancata copertura
immunitaria)
4-5 anni
rischio infettivo (varicella se mancata copertura immunitaria)
insegnanti
rischio infettivo (varicella se mancata copertura immunitaria)
insegnanti di sostegno
traumatismi (in relazione alla disabilità degli allievi assistiti ed alla presenza di assistenti polivalenti)
rischio infettivo (varicella se mancata copertura immunitaria)
insegnanti
mansione compatibile
insegnanti di educazione fisica
mansione compatibile (evitando stazione eretta prolungata, attività di assistenza, Lep rumore < 80 dB(A)
insegnanti di sostegno
traumatismi (in relazione alla disabilità degli allievi assistiti e alla presenza di assistenti polivalenti)
insegnanti
mansione compatibile
insegnanti di educazione fisica
mansione compatibile (evitando stazione eretta prolungata, attività di assistenza, Lep rumore < 80 db(A)
insegnanti di sostegno
traumatismi (in relazione alla disabilità degli allievi assistiti ed alla presenza di assistenti polivalenti)
I.T.P. e assistenti
di laboratorio
in base alla V.R. del laboratorio di appartenenza
personale di assistenza
rischio infettivo (citomegalovirus)
sollevamento
carichi > 5 kg
stazione eretta
collaboratrici scolastiche
stazione eretta
sollevamento carichi > 5 kg
utilizzo di scale a pioli
collaboratrici scolastiche
mansione compatibile (evitando lavoro su scale a pioli, movimentazione carichi > 5 kg)
collaboratrici scolastiche
mansione compatibile (evitando lavoro
su scale a pioli, movimentazione carichi > 5 kg)
collaboratrici scolastiche
mansione compatibile (evitando lavoro
su scale a pioli,
movimentazione
carichi > 5 kg)
cuoca e aiuto cuoca
sollevamento carichi > 5 kg
stazione eretta
cuoca e aiuto cuoca
sollevamento carichi > 5 kg
stazione eretta
autista scuolabus
vibrazioni
Personale amministrativo
Mansione compatibile (eventualmente modificando le condizioni o l’orario)
Personale amministrativo
Mansione compatibile (eventualmente modificando le condizioni o l’orario)
Personale amministrativo
Mansione compatibile (eventualmente modificando le condizioni o l’orario)

La mansione alternativa può essere anche di qualifica inferiore senza che comunque la dipendente perda il diritto alla retribuzione relativa alla mansione precedente (art. 7 D.Lgs. 151/01).
Qualora il datore di lavoro non abbia la possibilità di procedere ad un cambio di mansione idoneo, deve darne immediata comunicazione alla Direzione Provinciale del Lavoro che attiva la procedura per la astensione anticipata dal lavoro. Tale astensione, oltre ad interessare il periodo della gravidanza, può, in alcune situazioni di rischio, estendersi fino a sette mesi dopo il parto.
Alternativamente la lavoratrice può rivolgersi, munita di un certificato medico che attesti lo stato di gravidanza, la data dell’ultima mestruazione e la data presunta del parto, direttamente alla Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competente (per sede dell’istituto), che procede all’istruttoria (in genere tramite ASL), e all’autorizzazione all’astensione anticipata nel caso che il datore di lavoro dichiari l’impossibilità allo spostamento di mansione.
Quando il lavoro non comporta rischi particolari e la gravidanza prosegue senza problemi, la lavoratrice ha diritto ad un periodo di astensione obbligatoria che inizia due mesi prima del parto e termina tre mesi dopo il parto.
La dipendente interessata può richiedere al datore di lavoro e all’INPS di ridurre ad un mese il periodo d’interdizione obbligatoria prima del parto per estenderlo fino a quattro mesi dopo, purché tale scelta non sia di danno per sé o per il bambino che sta per nascere. La richiesta deve essere accompagnata da idonea certificazione che attesti l’assenza di controindicazioni, rappresentata da:

  • certificato di un ginecologo appartenente al Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato;
  • certificato del medico competente aziendale (solo se la lavoratrice è sottoposta a sorveglianza sanitaria obbligatoria).

Questa scelta non è esercitabile da chi ha già ottenuto l’interdizione anticipata dal lavoro.
Rispetto agli aspetti relativi alle lavoratrici madri criteri e procedure dovranno essere portati a conoscenze di tutte le dipendenti.